25/03/2010

cambiamenti

Nel 1985 mi iscrissi per la prima volta al WWF Italia. Studiavo informatica all'ITIS. Onestamente ero interessata più ai campi di lavoro che ad altro e ne frequentai due in quella prima estate: uno in provincia di Bergamo ed un secondo in provincia di Palermo. Era un modo per conoscere persone con gli interessi e girare l'Italia. Ricordo comunque anche le opinioni frequenti che ascoltavo in treno quando dicevo dove stavo andando. La natura è bene proteggerla ma prima viene l'uomo (e l'economia). Ci fu persino un signore per il quale ero un agente sovietico con l'obiettivo di minare il capitalismo! "Non ci sarebbe stato bisogno di scomodarsi per questo.", pensai.

Nel 2004 il comitato del premio Nobel conferì il nobel per la pace a un ecologista Wangari Maathai con la motivazione che la difesa dell'ambiente è necessaria per la pace! Erano passati 20 anni!

 

Nel frattempo era caduto il muro di Berlino. I giornali parlavano di un era di pace dopo la guerra fredda. Io allora frequentavo il terzo anno del corso di Scienze Biologiche a Parma. Quel giorno avevo appena sostenuto l'esame di ecologia di base e sedevo in bar con degli amici. Commentavamo le notizie e le speranze così come venivano presentate. Non vedevamo davanti un era di pace però! Piuttosto un era di conflitti locali legati all'uso delle risorse, e crescenti tensioni sociali a inasprire i rapporti internazionali. Con il senno di poi, nell'epoca del terrorismo internazionale e delle guerre per l'acqua ritengo che avessimo ragione. Non che fossimo particolarmente informati o intelligenti.E' che, per caso forse, avevamo una buona lente (non l'unica) per guardare al mondo.

Ci aspetta una grande era, un tempo di cambiamenti e di possibilità. Nel 1987 scrissi una lettera alla me stessa del 2000, chiedendomi se avrei visto quei cambiamenti realizzati. Non è ancora così ma da allora ad oggi li vedo prepararsi ogni giorno. E' fondamentale perciò avere una buona lente per interpretare il mondo e riconoscere ciò che è necessario fare.

In cerca di soluzioni la diversità culturale del mondo diventa risorsa per la sopravvivenza quanto la diversità biologica. Nel 1996 mi preparavo a partire per un paese così diverso dal mio da sembrare inevitabile il giudizio. Per fortuna avevo tra i compagni di viaggio un amico che vi era già stato e ne raccontava rendendo naturale l'inaccettabile. Quando infine arrivai mi trovavo in una sospensione di giudizio che mi rendeva difficile distinguere ciò che era bene da ciò non lo era. Questo spiazzamento mi accompagnò, simmetrico e speculare, al ritorno nel mio paese. Partii per aggiungere un'altra patria alla mia e mi ritrovai senza un luogo che potessi chiamare casa. Da quello strappo passò però, e passa tuttora, la possibilità di un cambiamento necessario.

 

si può: segni di un cambiamento

Diamo per scontato il cambiamento del mondo che ci circonda quanto le generazioni del passato davano per scontata la sua stabilità. E' un cambiamento che prosegue come un ipotetica scala in una salita senza svolte. Si rende invece evidente sempre più la necessità di una svolta, di un cambiamento di direzione. Molti lo hanno già intrapreso, solo che i loro visi si perdono in una folla di immagini e voci. Perchè non cercarle, sia nel nostro territorio che guardando più lontano. Raccogliamoli come le belle conchiglie che un bambino può infilarsi in tasca camminando sulla spiaggia: dei piccoli tesori per il nostro futuro. Raccogliamoli e comunichiamoceli.mappamondo.jpg

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